Ashtanga Vinyasa Yoga

L’Ashtanga Vinyasa Yoga rientra nella famiglia dei sottostili dell’Hatha Yoga che ricordiamo essere il padre di tutti quei tipi di Yoga in cui si usano le Asana.

L’Ashtanga Yoga letteralmente tradotto significa “Yoga degli otto passi o degli otto rami” riferito alle pratiche spirituali delineate da Patanjali nello Yoga Sutra.

Questo stile di Yoga fu sviluppato dal Maestro Tirumali Krishnamacharya che aprì la prima scuola nel 1924 a Mysore in India.

Tra i suoi migliori allievi ci fu Pattabhi Jois che ebbe la capacità di diffondere l’Ashtanga in tutto il mondo occidentale grazie ai suoi viaggi in occidente.

Ci sono alcune differenze sostanziali tra l’Ashtanga e gli altri stili di Yoga dinamici ma quella che più salta all’occhio è che l’Ashtanga prevede delle sequenze fisse. Mentre negli altri stili l’insegnante guida la classe o il praticante da solo può decidere di volta in volta che tipo di Asana eseguire, la sequenza e la durata nell’Ashtanga sono già decise, ai praticanti non resta che imparare a memoria la sequenza ed eseguirla al meglio delle loro capacità con una durata più o meno prestabilita.

Il tempo di tenuta di ogni Asana nell’Ashtanga è di 5 lunghi respiri che a volte possono aumentare fino anche a 25 per alcune pose.

Un praticante di Ashtanga tradizionalmente si presenta sul tappetino sei giorni alla settimana, si riposa il sabato e si astiene dal fare pratica nei giorni in cui le lune nuove e piene cadono durante il mese.

L’Ashtaga è composto in totale da 6 serie, ogni serie è più intensa e di difficile esecuzione di quella precendente.

La prima serie è chiamata “Yoga Chikitsa” che tradotto significa “Yoga terapia”, include 75 asana e, per essere completata è necessaria circa un’ora e mezza.

La seconda serie, che si chiama “Nadi Shodana” ovvero pulizia dei canali energetici “le Nadi” è più difficile della prima serie e viene eseguita solo quando l’esecuzione della prima serie è perfetta.

Le successive serie diventano sempre più difficili, tanto che l’esecuzione richiede anni di pratica perchè il corpo diventi pronto per eseguirle.

In generale tutte le serie di Ashtanga richiedono grande forza, elasticità e totale controllo del corpo e del respiro oltre ad uno spirito saldo.

Anche se l’Ashtanga Vinyasana Yoga richiede grande forza non è una pratica preclusa alle donne, anzi, le donne spesso lo praticano con grande successo e meglio di molti uomini.

Le altre caratteristiche dell’Ashtanga Vinyasa Yoga sono:

1. Umiltà
L’Ashtanga Yoga è tra le pratiche Yoga più difficili. Non importa se hai praticato Power Yoga o Bikram Yoga o quale asana impossibile sei riuscito a fotografare mentre la eseguivi per poi pubblicarla su Instagram, poche esperienze come la pratica dell’Ashtanga ti faranno capire quanto sei debole e poco flessibile. Odierai questa pratica perchè ti mette ogni dannato giorno di fronte ai tuoi punti deboli.

Ma te ne innamorerai perchè ogni giorno vedrai alcuni dei tuoi punti deboli diventare i tuoi punti di forza.

Non hai altra scelta che lasciare alla pratica il compito di umiliarti ma di continuare a guidarti mentre intagli il tuo percorso fino alla cima degli otto passi.

2. Il respiro vittorioso

Durante tutta la pratica delle serie di Ashtanga si tiene l’Ujjayi Pranayama, chiamato anche il Respiro Vittorioso.

Questa respirazione consiste nel contrarre leggermente la gola e creando un suono simile al rumore che faceva Darth Vader di Star Wars.

L’Ujjayai ha numerosi benefici, tra cui purificare l’aria inspirata attraverso le narici, alimentando i propri fuochi metabolici e fornendo il Prana e la forza per consentirti di arrivare fino alla fine della prima serie. Oltre a questo, cose in cui bisogna onestamente avere fede, l‘Ujjayai tende ad avere un’azione calmante sul sistema nervoso e riscaldante per il corpo.

3. Costruisci la forza dall’interno
Nell’Ashtanga Yoga si usano i bandha, tradotti letteralmente come “lucchetti”, Mula Bandha e Uddiyana Bandha sono sempre attivi durante tutta la pratica, mentre Jalandhara Bandha si usa solo in alcune Asana.

L’Ashtanga Yoga si concentra molto sul palco pelvico, sul ventre e sulla gola, a prescindere che si creda più o meno nella capacità di poter dirigere l’energie sottili, attivare gli addominali e il pavimento pelvico è una salutare abitudine che rende il corpo più sano e meno soggetto a fastidi alla schiena grazie ad addominali forti e tutti quei problemi legati al pavimento pelvico che si presentano in età più avanzata.

4. La forza dello sguardo
Nell’Ashtanga Vinyasa Yoga gli occhi rimangono aperti per tutta la durata della pratica. Il tuo Drishti o “sguardo” è il ponte dal mondo esterno al tuo io profondo.

Rimanere concentrati con lo sguardo durante le Asana aiuta a mantenere i giusti allineamenti, la corretta posizione e renderla più intensa e proficua.

Ashtanga Sirsanana

5. Segui il flusso
Il Vinyasa, o una serie di movimenti coordinati con il respiro, si è evoluto dallo Yoga Ashtanga agli stili di Yoga libero che vediamo oggi.

Vinyasa svolge molte funzioni, mantenere il corpo caldo, aiutare a scrollarsi di dosso qualsiasi affaticamento muscolare creato dalle Asana tenute per tempi lunghi.

Seguire il flusso, inteso come flusso della vita stessa aiuta ad accettare, a seguire senza esserne succubi, gli eventi che ci accadono.

Pensiero che ritroviamo anche nella tradizione taoista “Wu Wei” e la filosofia greca di Eraclito “Panta Rei”.

Opporsi gli eventi non solo è inutile ma crea solo più dolore.

Lo Yoga ti insegna anche ad accettare quello che non puoi cambiare.

6. Lo Yoga senza Guru

Seguire le lezioni degli insegnanti comporta molti vantaggi ma anche molti svantaggi.

Essere motivato, ispirato e aiutato possono essere definiti i vantaggi di una pratica preparata da un insegnante che ti guida, anche se poi alla fine questi diventano sempre degli svantaggi.

L’insegnante da uomo mortale alcuni giorni è allegro e pieno di energia mentre altri magari non lo è e questo determina la struttura della sua lezione che in un modo nell’altro seguirà il suo umore, quasi mai è in sintonia con il tuo.

Una volta imparata bene la sequenza di Ashtanga questo non sarà più un tuo problema, l’unico tuo maestro sarai tu stesso, sarà la tua pratica.

Dovrai aiutarti, stimolarti ed ispirarti, tutto da solo, questo ti renderà sempre più forte. Ma non sarai mai costretto a seguire la pratica volubile di alcuno.

Tu conosci già la tua sequenza, dovrai solo seguirla.

7. Dio sta nei dettagli
Una volta imparata perfettamente la sequenza non avrai altro pensiero che seguirla. Ma quando esegui le stesse posizioni giorno dopo giorno, costruisci un determinato rapporto con ogni movimento anche la familiarità può diventare un ostacolo.

Tuttavia, un ashtangi deve continuare a limare i dettagli della sua pratica; dal respiro, ai bandha, dalla perfezione dell’Asana, alla ricerca della meditazione durante tutta la sequenza.

Quando pensi di conoscere perfettamente l’Ashtanga puoi stare certo che la pratica stessa ti svelerà che hai visto solo la punta dell’iceberg insegnandoti a ridurre il tuo ego.

In ogni caso quando una sequenza ti sarà diventata del tutto priva di difficoltà ti aspetterà sempre quella successiva, molto più impegnativa della precedente.

8. Samadhi

Yoga significa unità. Quel momento in cui senti di non essere solo o separato dal resto dell’universo.

Sapere di essere nel tutto, completo e perfetto in ogni cosa è uno degli insegnamenti dello Yoga.

L’altro insegnamento, che richiede molta più pratica, è capire che anche ogni altro essere vivente è parte del tutto, è parte di te.

Se vuoi intraprendere un viaggio significativo nello Yoga, se vuoi fare tanto movimento fisico e avere gli strumenti necessari per imparare a rilassarti e arrenderti, l’Ashtanga è tutto questo e molto altro.

Provare non costa nulla, solo molto sudore.

Namastè