Padmasana

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” cantava Fabrizio De Andrè, la citazione perfetta per descrivere la posizione del Loto “Padmasana”.

Il fiore di Loto nasce appunto dalla fanghiglia melmosa degli stagni, e da un luogo tanto infimo ai nostri occhi, sboccia un fiore di immensa bellezza.

Quando si comincia a praticare Yoga si è nel fango, rapiti da impegni quotidiani spesso creati da noi stessi per stare meglio e che ci hanno portati a stare peggio, con la mente sempre presa da problemi e seghe mentali, tutta la vita attaccata alle cose materiali.

Ma man mano che si pratica nasce la pianta del Loto, rigogliosa e sempre più forte; man mano che la pratica procede nel tempo, spunta un bocciolo, che diventerà il fiore bellissimo che tutti conosciamo.

Padmasana è la posizione che più di tutte rappresenta lo Yoga. Quasi tutti abbiamo in mente il santone indiano seduto nel fiore di Loto che medita e molti della mia età “un po’ nerd” ricorderanno Dhalsim, l’indiano guerriero del videogioco “Street Fighter” che allungava gli arti per colpire e si posizionava appunto nella posizione del loto ogni volta che l’incontro terminava con la sua vittoria.

Leggende legate a Padmasana

Nel corso dei secoli il fiore ha simboleggiato in molte culture e religioni orientali e medio orientali la bellezza e la ricchezza spirituale.

Lo si trova nelle storie della creazione dell’antico Egitto, associato alle divinità Indù e anche la tradizione buddhista vuole che fiori di loto spuntassero ovunque Buddha calcasse il terreno.

Lakhsmi, dea dell’abbondanza, viene rappresentata seduta su un fiore di loto.

Ganesh, il distruttore di ostacoli con la testa di elefante viene spesso rappresentato con un fiore di loto in mano.

Anche la divinità di Vishnu  è associata al fiore di loto.

Vi racconterò la sua leggenda.

Tra l’eternità senza tempo della creazione e della distruzione, Vishnu è sdraiato sul suo letto.

Un letto composto da un cobra arrotolato a spirale chiamato Ananta.

Il cobra ha 1000 teste che coprono Vishnu e lo proteggono.

I serpenti sono un elemento comune nelle storie mitologiche indù, forse perchè in india i cobra erano abbondanti e il loro morso poteva essere decisivo per la vita o la morte delle persone.

 

Mentre Vishnu era sdraiato nella posizione di Anantasana, dal suo ombelico nacque un fiore di loto.

Quel fiore è Brahma, il dio creatore dell’universo inclusa la terra, i cieli, la luna e tutti i pianeti. Dalla sua bocca nascono tutti gli animali, piante e per ultimo, l’Uomo. “Non vi ricorda qualcosa?”

Ma questo universo dura solo un giorno.

Un giorno per il dio Brahma è lungo circa quattromila milioni dei nostri anni.

Ogni notte, quando il Signore Brahma dorme, il mondo viene distrutto dal dio Shiva. Ogni mattina quando si risveglia viene creato di nuovo.

Questo ciclo si ripete all’infinito.

Origine di Padmasana

A parte le bellissime leggende legate alla religione induista non si è veramente sicuri di quando è stato per la prima volta praticato Padmasana

Lo Yoga Sutra di Patanjali, scritto intorno al 200 A.C., parla dell’importanza di trovare una postura seduta stabile e confortevole per facilitare la pratica della meditazione Yoga, ma non menziona mai la posizione del fiore di loto.

Solo alcuni secoli più tardi, nei commenti del saggio Vyasa sullo Yoga Sutra si fa riferimento a Padmasana come una delle 11 posizioni fondamentali.

Lo ritroviamo poi in seguito, nell’Hatha Yoga Pradipika, scritta nel XV secolo e pensata come il primo testo per parlare di posture fisiche specifiche per la salute piuttosto che solo per la meditazione.

In questo testo Padmasana viene definito “il distruttore della malattia”, elencando la miriade di benefici fisici ed energetici della posizione.

Anche i testi di accompagnamento del Pradipika, il Gheranda Samhita e lo Shiva Samhita, menzionano la posizione del fiore di Loto in modi alquanto nobili, come una posa da padroneggiare per il Pranayama. 

Lo Shiva Samhita dice: “Quando lo yogi seduto nella posizione del Loto lascia il suolo e rimane fermo nell’aria, dovrebbe sapere che ha raggiunto il dominio su quel soffio vitale che distrugge l’oscurità del mondo.”

Benefici di Padmasana

Tornando alla nostra pratica bisogna dire che se da una parte Padmasana ha molti benefici tra cui:

  • La posizione aiuta la concentrazione e a calmare la mente, ideale durante le sessioni di meditazione;
  • Allunga i muscoli delle anche, riducendo tensioni muscolari aiutando ad alleviare il dolore provocato dal nervo sciatico;
  • Migliora la mobilità delle articolazioni delle ginocchia e delle caviglie;
  • Aiuta a ridurre i dolori alla schiena
  • Sembrerebbe aumentare la circolazione sanguigna nella bassa schiena e nel bacino riducendo i dolori mestruali e favorendo il parto nelle donne in gravidanza;
  • Secondo la tradizione degli antichi testi di Yoga questa Asana risveglia l’energia Kundalini;

dall’altra va praticata con cautela arrivandoci con calma per evitare traumi al ginocchio.

Ogni fiore ha le sue spine

Questa Asana presenta alcuni inconvenienti a cui sarebbe bene prestare attenzione prima di forzare le ginocchia per arrivare alla posizione definitiva.

Se le articolazioni delle anche non sono molto mobili, la compressione e torsione potrebbe essere assorbita in toto dal ginocchio con la possibilità di lesionare menischi e legamenti.

Quindi è una di quelle pose in cui la prudenza è d’obbligo e la pratica da autodidatta sconsigliata.

Innanzitutto prima di provare Padmasana si dovrebbe essere in grado di sedersi comodamente in Sukasana “seduti con le gambe incrociate” o in Siddhasana “la posa perfetta”.

Se già seduti in queste posizioni avete grossi problemi e dovete usare un rialzo per stare comodi meglio lasciar perdere il loto e dedicarsi a mobilizzare le anche “si lo so, il selfie chiama, ma con un menisco rotto non potrete farne comunque”.

Quando Siddhasana è diventata una posizione comoda si può passare a provare il mezzo loto, ovvero portando solo un piede sulla coscia opposta mentre il secondo rimane appoggiato a terra vicino al pube. Provatelo e riprovatelo da entrambe le parti con un unico accorgimento:

prima di portare il piede sopra la coscia opposta avvicinate il tallone al pube e solo successivamente il piede sulla gamba opposta, con il ginocchio bloccato in chiusura l’operazione risulta meno rischiosa.

Seduti ma non inattivi

Nonostante sia una posizione in cui praticamente si rimane seduti, addominali “Uddhijana Bandha”, pavimento pelvico “Mulha Bandha”, colonna vertebrale e le stesse gambe sono attive, non lasciate la muscolatura di queste zone mai lassa, lasciando le articolazioni senza la protezione delle fasce muscolari.

Invece le spalle, braccia e viso sono rilassati.

Nella posizione finale inoltre le piante dei piedi dovrebbero essere rivolte verso l’alto ed entrambe le ginocchia dovrebbero toccare terra.

Nemmeno da dire che se avete ginocchia con problemi, deboli o già danneggiate è meglio evitare questa posizione.

Come sempre la regola d’oro è: ascoltatevi, se sentite dolori alle ginocchia mentre eseguite questa posizione lasciatela.

Ci si tornerà più avanti nel tempo, con calma, o magari non è una posa adatta a voi, non è un grosso problema. Potrete comunque praticare Yoga, eseguendo le altre 1000 asana a disposizione.

D’altra parte il bello dello Yoga per me rimane sempre la pratica giocosa, quindi anche non provarci non ha senso e sarebbe un peccato.

Se non provate, sempre in sicurezza, le asana più difficili a che pro giocare con lo Yoga, anche una passeggiata nel bosco rilassa e tranquillizza.

“Mi chiedi perchè ho speso metà dei miei soldi per comprare del riso e l’altra metà per comprare dei fiori. Ti sembra sciocco che io non abbia investito tutti i miei averi in riso, che mi sfama, mentre i fiori no. Ho comprato il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per cui vivere.”