Yoga e subito

Siamo cresciuti in un mondo di soddisfazioni istantanee.

In realtà fino alla fine degli anni 80 inizio anni 90 non era così.

Allora se volevi uscire con una ragazza dovevi impegnarti, frequentare i posti che frequentava lei, sperare di trovarla e farci due parole.

Insomma ti doveva interessare questa ragazza, perché ti impegnava del tempo anche solo provarci, e poteva anche esserci il due di picche ad aspettarti.

Se ti piaceva una serie televisiva, allora si chiamavano telefilm, dovevi farti trovare davanti alla tv quel giorno, a quell’ora.

Se arrivavi in ritardo non potevi riavvolgere il video, l’avevi perso, potevi sperare che l’anno successivo riproponessero la stessa puntata.

Volevi vedere un film? Dovevi andare al cinema o aspettare almeno un anno prima che uscisse in vhs.

Amavi la musica? Eri costretto ad andare in un negozio di dischi, chiuso di domenica, e magari ascoltare qualche pezzo li, poi acquistare il vinile o cd e portarlo a casa.

Se volevi acquistare qualsiasi cosa dovevi recarti nel negozio del paese, se eri fortunato, perché se quello che cercavi non c’era o avrebbe dovuto ordinartelo e aspettare anche settimane che ti arrivasse o prendere l’auto e andare in una città più grande con un negozio più rifornito.

In realtà tutti questi “obblighi” erano la parte più bella dell’esperienza.

Senza demonizzare nulla, perché nulla è dannoso se utilizzato nel modo corretto, da quando ci sono gli smartphone e internet tutto questo è cambiato.

Se oggi ti piace una serie televisiva o un film in 3 minuti lo scarichi da internet, tutta la stagione completa.

Ci sono persone che non guardano i singoli episodi, aspettano che ci sia tutta la stagione a disposizione per non dover attendere l’uscita dell’episodio successivo.

Ti serve un oggetto, o magari non ti serve nemmeno ma lo vuoi, vai su Amazon e il giorno dopo te lo portano a casa, gratis.

Scaricando Tinder puoi fissare un’appuntamento con una ragazza e lo puoi fare anche mentre sei in bagno creando il giusto grado di romanticismo.

Questa disponibilità immediata ci ha trasformati in persone senza più pazienza.

Gratificazione immediata.

Il dover aspettare per ottenere un qualcosa rende spesso quel qualcosa di valore, e più quella cosa diventa irraggiungibile e più aumenta il suo valore.

Diventa un problema quando ci si aspetta questo anche in questioni che non funzionano così: rapporti personali, gratificazioni sul lavoro, praticare sport, abilità artistiche e tecniche e anche la pratica dello Yoga.

Tralascio gli altri aspetti che non mi competono e comunque questo non sarebbe il luogo giusto per parlarne.

Anche nello Yoga ci si aspetta il tutto e subito. Ma non funziona così.

Vediamo sui social praticanti in posizioni fantastiche. Poco importa se quella foto è stata fatta studiando il modo per far sembrare tutto il più fenomenale, poco importa se magari il protagonista nemmeno sa farla quella posa, è stato messo li per 2 secondi giusto per lo scatto.

Noi la vediamo e vogliamo avere quella capacità subito; così come ci arriva l’aspirapolvere da Amazon in 24 ore, così come rimorchiamo in 3 minuti su Tinder o come scarichiamo le otto stagioni di Games of Throne in un’ora.

Quando mi chiedono: “ma quanto tempo mi ci vorrà per imparare a praticare bene la prima sequenza di Ashtanga? O Questa o quell’asana?”

La risposta giusta sarebbe: anni o magari mai! Ma spesso mi limito ad un “dipende”.

Difficile spiegare che praticare Yoga non è ottenere la pratica, ma vivere e sentire in modo diverso.

Le asana, le transizioni spettacolari e la meravigliosa flessibilità che la pratica donano sono quello che si vede ma non è Yoga.

Ci vogliono anni per praticare in modo corretto le asana con la giusta respirazione e solo dopo arriva tutto il resto.

Difficile da spiegare a persone che non riescono nemmeno a spegnere il telefono durante la lezione perchè “se mio figlio ha bisogno?”

Quando non c’erano i telefoni cellulare e i nostri figli avevano “bisogno” pazientavano fino a quando non si arrivava a casa.

Di certo non avrei potuto chiamare mia madre sul lavoro o mentre era a fare la spesa.

Una volta “bisogno” era la casa a fuoco, oggi è “esco 10 minuti prima da scuola e devi venire a prendermi appena fuori”.

Se da una parte lo Yoga è stato reso più accessibile a tutti, grazie a internet “e di questo sono grato” e ai corsi che si tengono ormai ovunque, dall’altra in tutto questo, spesso di Yoga c’è poco.

Personalmente mi sento un praticante novellino, troppe cose ancora da imparare di un argomento così vasto, così complesso e lontano dalla nostra filosofia.

Per impararle ci vuole dedizione, tempo, pazienza e esperienza personale, bisogna spenderci della vita, tanta vita sopra.

Questo non è affatto un problema per me, considero la pratica un viaggio e non una meta e anche se mai diventasse una meta, ci andrei a piedi, non di certo in aereo, per metterci più tempo possibile, coltivando la pazienza e la consapevolezza del percorso.