8 riflessioni sullo Yoga

Molti di noi hanno iniziato la pratica di Yoga con un sacco di idee sbagliate su cosa lo Yoga sia o non sia. Molti continuano a praticare con le stesse idee e molti altri dopo un periodo più o meno lungo si perdono per strada, magari delusi di non aver trovato quello che cercavano perdendone così gli aspetti più preziosi. Qui di seguito vi riporto alcune mie riflessioni sullo Yoga e sulla sua pratica.

1. Asana non significa Yoga

Quando cominciai a praticare rimasi folgorato dalla forza e dall’eleganza con cui alcuni dei praticanti più esperti si muovevano passando da una posa all’altra con così tanta grazia.

Non vedevo l’ora di essere anche io così fluido nei movimenti e controllato e stabile nelle Asana.

Mi sono innamorato delle Asana, ma le Asana sono uno strumento, un mezzo, non il fine dello Yoga ma questo l’ho scoperto solo più avanti, praticando.

Quindi cos’è lo Yoga? Difficile da esprimere, le parole immiseriscono sempre un concetto e tanto più il concetto è profondo quanto più viene immiserito.

Dovendolo spiegare in poche parole, lo Yoga è un modo di essere e sentirsi, un divenire in quello stato man mano che si pratica negli anni.

È uno stato di autorealizzazione. Le Asana sono una parte della pratica dello Yoga, così come lo sono la meditazione, il pranayama, lo yama e il niyama.

Sono tutti strumenti che ci aiutano ad avvicinarci a questa autorealizzazione.

È possibile praticare le Asana senza praticare Yoga ed è possibile anche il contrario.

La pratica delle pose fine a se stesse è diventato piuttosto comune.

Praticanti di Yoga, o anche insegnanti di Yoga che al di fuori dell’esecuzione delle posizioni non seguono nessun tipo di filosofia Yoga: filosofia della gentilezza e della non violenza, della condivisione, della non esaltazione del proprio ego, di vivere nel modo più etico possibile, verso gli altri, verso il mondo in cui viviamo, ciò che mangiamo. Ovviamente la perfezione non è alla portata dell’essere umano ma avrebbe senso tendere a questi comportamenti il più possibile soprattutto se si sta insegnando questa disciplina ad altri.

Sia chiaro che non c’è nulla di male a fare ginnastica, ma si chiama ginnastica e questa preclude tutti gli altri tesori che uno Yoga integrale può donare al praticante.

2. Praticare giornalmente, anche a casa.

Alcuni insegnanti non incoraggiano la pratica a casa propria, certo è abbastanza antieconomico per un centro Yoga consigliare di praticare anche fuori dalle lezioni ma è di fondamentale importanza che questo avvenga.

La pratica quotidiana è essenziale. Niente scuse.
La differenza tra praticare Yoga quotidianamente o praticarla una o due volte a settimana è immensa. Noterete grandi cambiamenti in voi se avrete la costanza di srotolare tutti i giorni il vostro tappetino, enormi cambiamenti.

Non servono sessioni lunghe, complicate che comprendono tutte le Asana che conoscete, bastano sessioni anche solo di 20-30 minuti, facendo le cose che sapete fare bene, centrandovi sul respiro, se proprio siete a pezzi da una giornata faticosa la pratica può consistere anche solo in una sessione di meditazione seduti in Siddhasana; non sempre però, ogni tanto metteteci un po’ di sudore nella vostra pratica, aiuta a pulire la mente.

3. Non pratico Yoga perchè sono poco flessibile

Non praticare Yoga perchè non si è flessibili è come non mangiare cibi salubri perchè tanto non si è magri. Non ha senso.

Innanzitutto va detto che la pratica Yoga va oltre a quanto bravi siate a piegarvi in due, ma a parte questo proprio perchè il vostro corpo è rigido andrebbe aiutato a trovare una condizione fisica più sana.

Non esiste che siate in pace psicologicamente e spiritualmente se il vostro corpo non è in forma. La mente, lo spirito e il corpo sono in sinergia, simbionti. Se soffrite di male alla schiena non potrete mai avere una mente tranquilla, così come se siete arrabbiati con il mondo non potrete mai avere un fisico elastico. Le tensioni muscolari provocate da stress, paura o rabbia sono ormai note a tutti.

Come ho scritto prima, un’Asana ben eseguita non corrisponde ad una buona pratica Yoga. L’elasticità, la forza e la grazia sono effetti collaterali della pratica quotidiana. Lo ripeto: niente scuse.

4. Impossibile farsi male praticando Yoga.

Farsi male praticando Yoga con coscienza e costanza è davvero difficile, ma non impossibile.

Piccoli traumi, qualche dolore muscolare, piccoli stiramenti o distorsioni sono sempre possibili, ma il rischio può essere ridotto al minimo se si pratica con coscienza.

Le posizioni difficili sono molto belle ma non devono essere eseguite per forza sin da subito e comunque non sono adatte a tutti!

Possono essere molto pericolose, creare infortuni costringendovi a stare fermi per lunghi periodi.

Evitate come la peste quegli insegnanti che vi vogliono vedere in Asana difficili a qualsiasi costo, lasciandovi indietro durante la lezione se non siete in grado di eseguirle. Non esiste un praticante uguale all’altro e ognuno deve sentire e seguire il proprio corpo prima di ogni altra cosa. I benefici dello Yoga non si presentano solo praticando Asana ad alti livelli tecnici, ma solo praticando con costanza e consapevolezza.

5. Social Yoga

Le foto dei modelli che praticano Yoga che si fotografano o si fanno fotografare per essere pubblicati su Instagram sono bellissime.

Io stesso passo alcuni minuti a volte ad ammirare la grazia di alcune praticanti, così come rimango affascinato a guardare le praticanti di ginnastica artistica o di sollevamento pesi olimpionici, ma non mi verrebbe mai in mente di imitarli!

Quelle immagini non rappresentano la vostra pratica di Yoga, sono bellissime ma non devono essere il nostro punto di riferimento.

Alcune di quelle ragazze praticano in quel modo perchè hanno un passato da ginnaste o da ballerine. Altre sono così brave solo perchè sono state fotografate nell’unico millisecondo in cui l’Asana gli è venuta bene, magari tagliando dalla foto il muro al quale erano appoggiate fino al secondo prima dello scatto. Non importa come sono arrivate a quello scatto, quello non è il vostro Yoga.

Ammiratele come ammirereste un quadro. Cercare di imitarle è pericoloso, inutile e non migliorerà la vostra pratica che come già detto non consiste nel raggiungere l’Asana perfetta.

6. Gli insegnanti di Yoga ti deluderanno.
Gli insegnanti di Yoga non sono esseri perfetti. Ciò è particolarmente vero nell’era dei  corsi di formazione per insegnanti di Yoga di un week end, non regolamentati, che hanno rilasciato innumerevoli maestri di Yoga entusiasti ma inesperti su come approcciarsi con persone normali che vengono a praticare.

Molti di loro sono ottimi insegnanti e lo sarebbero stati anche senza il diploma, perchè qualcuno ha quell’empatia, quella sensibilità innata che lo rende un’insegnante a prescindere.

Un diploma è un buon punto di partenza ma mai un punto di arrivo.

Poi ci sono i Maestri, quelli che praticano da 40 anni, che conoscono tutto sull’argomento, che almeno all’apparenza vivono una vita da perfetto Yogi. Puri.

Anche loro ti deluderanno, perchè sono solo uomini con tutti i loro difetti, vizi, debolezze e spesso più sembrano essere dei grandi Maestri e più si rivelano piccoli essere umani, spesso più piccoli di chi li segue.

Mettere il tuo insegnante sul piedistallo ti deluderà sempre, non è una buona idea, e poi davvero vuoi far parte della schiera dei seguaci, degli adepti?

Impara da tutti, a volte lascia che siano un catalizzatore per la tua evoluzione e trasformazione nello Yoga ma fa si che solo la tua pratica quotidiana sia il tuo grande Maestro. Lei, la tua pratica, non ti deluderà mai.

8. Lo Yoga quotidiano.

Come già scritto nell’articolo “Lo Yoga Quotidiano” che puoi trovare qui, la pratica costante rivoluzionerà la tua relazione con le cose quotidiane della tua vita.
Non avrei mai immaginato fino a che punto lo Yoga avrebbe influenzato ogni aspetto della mia vita, non importa quanto banale. Quando coltiviamo la consapevolezza sul tappetino Yoga inizia a diffondersi in tutti gli altri aspetti che ci piaccia o meno.

Potremmo iniziare a prestare attenzione a quanto regolarmente beviamo un bicchiere di vino la sera, e scoprire che sotto a quella voglia di alcol c’è un profondo bisogno di riposo e tranquillità.

Potremmo scoprire che il nostro piacere del fumo sia un’espressione di stanchezza o di emulazione “dai non potete davvero dire che il gusto del tabacco bruciato sia buono!”.

Potremmo renderci contro che il vincolo che ci lega a certe persone sia più una ricerca di sicurezza che amicizia o amore.

Potremmo notare che molte nostre dipendenze sono una ricerca di appagamento che non troviamo in altre sfere.

Potremmo notare quanto ci sentiamo bene quando mangiamo alcuni cibi e diventiamo invece appesantiti e pigri quando ne abusiamo o ne mangiamo altri.

In una parola potremmo diventare consapevoli.

Improvvisamente, anche se pratichi Yoga da poco potresti accorgerti che la tua intera vita sta cambiando.

 

Molte persone mi chiedono di venire a praticare Yoga perchè stressate, impaurite, addolorate o provate dagli eventi della vita.

Lo Yoga non è un modo per fuggire da queste situazioni, non ti permette di scappare dal dolore della tua vita e soprattutto non risolve le situazioni magicamente.

Lo Yoga è auto-realizzazione e l’auto-realizzazione è un processo disordinato, lungo e doloroso.

Più facciamo pratica di consapevolezza e più scopriamo tutti i nostri vecchi dolori e le nostre ferite iniziando un lento processo di guarigione.

Del resto quale alternativa rimane? Restare nell’oblio?

“Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Oppure pagare 80 euro a seduta uno psicologo che nemmeno vi farà diventare gli addominali scolpiti.

Namastè